Abitare. Ad 85 anni, viaggio da solo da Treviolo all’India

di Antonio Lamera
ospite degli appartamenti protetti di Treviolo
tratto dal Bilancio Sociale di Namasté

Mi è stato chiesto di scrivere alcune mie impressioni sul vivere nella Residenza protetta a Treviolo, dove vivo in affitto ormai da quasi tre anni. Lo ritengo una cosa molto importante ed utile; sia per conoscere le altre realtà della Namasté, ma anche per contrastare in qualche modo la brutta vita di condominio che si è sviluppata in questi anni in Italia; dove con il coinquilino non si va oltre il buongiorno e la buonasera. Se paragonata alla vita di cortile di quando ero ragazzo, mostra una differenza abissale!

La mia scelta di vivere in questa realtà è stata motivata da due fattori. Il primo: per restare più vicino a mia moglie che frequentava il Centro Diurno, (prima quello normale e in seguito  quello per gli ammalati di Alzheimer), il secondo è stato quello di pensare al mio futuro, quando le possibilità di autogestirsi diminuiscono con l’età e con la salute.

Una scelta ottimale, della quale non mi sento assolutamente pentito.

Ho la possibilità di vivere ancora la mia vita: interessi culturali, hobbistici e, volendo, anche una vita di relazione ed associativa.

Sono sempre stato un “orso” per la vita di relazione, da bar, di pettegolezzo e simili. Ma è la mia natura. Però, invecchiando si sente maggiormente una certa mancanza di vita di relazione. Ma nel mio appartamentino, nel mio “nido” o guscio, che dir si voglia, io sto bene comunque.

Se sentissi la mancanza di questo tipo di vita di relazione, non avrei che da cambiare registro.

Intanto posso fare ancora la mia vita, impostandola come voglio. La dimostrazione è stata la mia recente esperienza: il viaggio in India (da solo, a 85 anni! Il mio primo viaggio extra Europa), per poter visitare una città, Mangalore, e vedere le opere di un gesuita stezzanese che arrivò in India a fine Ottocento. Qui dipinse la sua più grande opera, affrescando e dipingendo la Cappella di S. Luigi a Mangalore, che laggiù chiamano la Cappella Sistina dell’India e fra Antonio Moscheni il loro Michelangelo.

Ma tornando alla vita di qui, tralasciando la bellezza del posto, l’amenità del sito, la centralità dell’abitazione e le comodità di cui è dotata, quello che fa la differenza con altri posti similari che ho visitato, è la vicinanza, la correttezza, la gentilezza del personale chi vi opera. Anche se come  professionisti devono comportarsi obbligatoriamente in un determinato modo, c’è un quid imponderabile che li distingue. E volendo si può anche usufruire della preparazione dei pasti; che si possono consumare in compagnia o nel proprio appartamentino. Dipende dalla volontà dei singoli.

Nella mia solitudine, posso dire che quasi sono in famiglia.

Se un inquilino se la sente, può vivere quasi come prima; quando era al suo paese, nel suo quartiere, con il suo modo di vivere. Qui si fa in fretta a sentirsi comunità, a condividere le piccole cose che formano la nostra vita attuale. Passato il primo momento di ambientamento, che colpisce chiunque faccia un trasloco (specialmente anziani), ci si adegua in fretta e la vita riprende a scorrere tranquilla e serena; compatibilmente con la salute, ovviamente.

Appena ho vissuto l’ambiente, ho detto immediatamente che strutture di questo tipo dovrebbero essercene molte di più. Perché ci si senta e si possa essere al sicuro. Pur essendo autonomi ed autosufficienti, in una fase della vita nella quale si è più fragili (ma soprattutto soli), si ha bisogno di piccole cose che cambiano il modo di vivere e di esistere.

La famiglia non è più patriarcale! Si resta soli sempre prima; se si è autosufficienti, si riesce a vivere bene; ma ai primi acciacchi e difficoltà, a chi ci si rivolge? Ai figli? Con la loro vita convulsa e frenetica? No, alla società; che se è preparata, bene, altrimenti? Un grosso interrogativo!

Per fortuna noto che si sta andando, molto lentamente, in questa direzione, con la costruzione di alloggi protetti.

In conclusione: qui sto benone.

Ma per non smentire l’umana incontentabilità, anch’io ho un piccolo desiderio: qualche attività comunitaria in più!

Una bella storia di Natale

Ma non è finita… Nei giorni scorsi (23 dicembre 2020), Antonio è stato tra i protagonisti di Storie Italiane, programma di Rai 1. Per Natale, infatti, ha voluto fare un regalo speciale alla moglie, Serafina, affetta da Alzheimer e che ora vive nella RSA di Stezzano. Nel filmato qui sotto, la più bella storia di Natale di questo 2020. Buona visione!

 

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