L’Eco di Bergamo dedica tutti i giovedì d’estate una pagina ai volontari bergamaschi. Il 1° agosto ha pubblicato la storia della nostra volontaria Patrizia del Centro Diurno Integrato Alzheimer di Treviolo. Buona lettura!

A volte mio marito mi dice “guarda che se per una volta non vai loro vanno avanti ugualmente”. Sì, ne sono sicura, perché io non faccio il lavoro dell’operatore, io vizio!» È così che Patrizia Lazzari, 66 anni, inizia a raccontare il suo impegno come volontaria nel Centro diurno integrato Alzheimer di Treviolo, dove si reca ogni mercoledì e ogni sabato per strappare un sorriso ai pazienti. Il centro, sostenuto dalla Cooperativa sociale Namastè, ospita persone parzialmente autosufficienti affette da demenza e con diagnosi di Alzheimer. È stato progettato e realizzato in modo da permettere agli ospiti di orientarsi facilmente: i colori, l’arredamento, i materiali utilizzati sono studiati ad hoc per rendere l’ambiente terapeutico. «Faccio un po’ di tutto – racconta Patrizia -. Coccolo, pettino, massaggio le mani, taglio le unghie. In particolare mi dedico alla cura estetica dei pazienti.»

La volontaria racconta di essersi avvicinata al mondo del volontariato insieme al marito, dopo essere entrata in contatto con la diagnosi di Alzheimer di una parente. «Abbiamo capito che queste persone hanno bisogno di amore. Secondo me in quei posti o si lavora con affetto oppure non lo si fa.» All’inizio della sua esperienza di volontariato Patrizia si è sentita così appassionata da quel nuovo ruolo che frequentava il centro quotidianamente. Ciò che la coinvolge è la volontà di comprendere le singole esigenze dei diversi pazienti, così da poter dare un sostegno mirato ad ognuno di loro. «Un giorno c’era un paziente che per un malessere non voleva uscire, così gli ho proposto di andare a fare una corsa prestandogli la mia giacca: gliel’ho messa sulle spalle e siamo andati. Mi piace interagire con loro e comprendere qual è il modo migliore per farli stare bene.» Patrizia non si stanca mai di occuparsi degli anziani, per cui confessa di avere un debole e ai quali perdona tutto. «Torno a casa felice per le piccole soddisfazioni, come essere riuscita con dolcezza a tagliare i capelli ad un paziente a cui nessuno riusciva a farlo. Magari impiego tutta la mattina a convincerlo, e riuscire nel mio scopo per poi vedere i pazienti soddisfatti mi gratifica. Questo perché si tratta di un impegno che sento tagliato su misura per me.» Per Patrizia è questo il volontariato: dedicarsi ad un’attività che si sente nelle proprie corde e che, come afferma la volontaria, «ti viene voglia di fare tutti i giorni».

Tratto da L’Eco di Bergamo del 1° agosto 2019