Domenica 20 settembre 2020, L’Eco di Bergamo ha dedicato un’intera pagina alla storia di Valentina che potete leggere qui. Un racconto – appassionato – che ripercorre le tappe personali e il progetto di vita di Valentina, tra casa e lavoro, attraversando alcuni servizi di Namasté.

L’intervista per il nostro Bilancio Sociale

In sala, Valentina sistema i tavoli, accoglie i clienti e consegna anche i guanti, per via dell’emergenza Coronavirus. Il Colonnello la scruta bonario da dietro il bancone. Ma non fraintendete: “Colonnello” non è il soprannome di un datore di lavoro piuttosto rigido, è l’uomo simbolo di KFC – Kentucky Fried Chicken – la catena di 23 mila ristoranti presenti in tutto il mondo.

Valentina, 28 anni, lavora nel ristorante di Curno da fine 2019. Ci è arrivata dopo un bel percorso di inclusione lavorativa dedicato alle persone con fragilità, attraverso il nostro ONP Bistrò. Siamo andati a trovarla.

Ci racconti la tua giornata tipo qui al nuovo lavoro?

«Ogni mattina prendo due pullman dall’appartamento che condivido con la mia coinquilina Martina e arrivo al lavoro qualche minuto prima, così posso anche prendere il caffè con i colleghi. Alle 11.30 attacco il turno e lavoro fino alle 15.30, quando torno a casa stanca dalla giornata lavorativa. Ma ho dei colleghi simpatici, come Luca, il direttore (nella foto)».

Come hai trovato questo lavoro?

«Per 11 mesi ho fatto esperienza all’ONP Bistrò. Ho imparato tanto. Lì servivo i contorni ai clienti e aiutavo a caricare la lavastoviglie».

Altre differenze tra l’esperienza al bistrò e questo primo lavoro “vero”?

«Ora ho una divisa impeccabile: maglietta, cappellino, pantaloni e scarpe».

Che cosa ti ha dato questo lavoro nella tua vita personale?

«Mi ha insegnato a non essere troppo ansiosa».

E se dovessi suggerirci che cosa mangiare qui a KFC?

«Il Krunchy è il mio preferito».

Oltre all’attività di inclusione lavorativa all’ONP Bistrò del 2019, Valentina sta facendo un’altra bellissima esperienza di vita: vive da due anni in un appartamento, gestito da Namasté, in cui si sperimenta la convivenza tra persone con fragilità e giovani volontari. «Mi trovo molto bene con la mia coinquilina Martina. Ho imparato tante cose sulla gestione della casa grazie a lei». E se deve esprimere un desiderio per il futuro, ci rivela «Vorrei andare a Francoforte per ritrovare la mia amica Ofelia che si è trasferita lì da tempo».