Silvia ha concluso qualche mese fa il suo anno di servizio civile presso la nostra comunità socio-sanitaria L’Impronta di Cenate Sopra.

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“Servizio civile”… la prima volta che ho sentito queste parole mi hanno spaventata, danno l’idea di qualcosa di duro, poco piacevole e soprattutto pesante! Forse tutto questo era dettato dalla mia scarsa informazione personale ma anche in parte dalla cultura generale del nostro Paese. Scarsa informazione verso un’esperienza di vita forte ed entusiasmante che ogni giovane dovrebbe avere almeno il diritto di sapere della sua esistenza.

Sono finita a prestare servizio civile per caso, mi ero appena ritirata dall’università che da tutta una vita dicevo di voler fare, quando quella che sarebbe stata la mia futura olp – operatore locale di progetto -, mi chiese se fossi interessata a fare servizio civile per un anno in una cooperativa sociale. Ricordo la faccia di mia mamma quando ricevette quel messaggio, era lo sguardo di quando non hai scelta, dovevo trovare cosa fare per un anno al posto dell’università e quello era il treno da non farsi scappare, quello dell’occasione al momento giusto e nel momento giusto.

Qui è iniziata la più forte e formativa esperienza mai vissuta prima; mi sono dovuta mettere in gioco come persona, ho dovuto mettere in discussione me stessa, sì perché di fronte al sesto senso di questi ragazzi non hai scampo!

Ricordo i primi giorni in cui ero a un passo dal piangere in certe situazioni, per me forti e mai affrontate… pensavo che con il mio carattere così timido non sarei mai riuscita ad instaurare un rapporto con loro, rapporto che vedevo attraverso i miei colleghi, una relazione di rispetto reciproco, cura (che si poteva anche solo annusare dalla cucina o dalla lavanderia!), divertimento e leggerezza che non comprendi finché non provi con mano.

La cosa più difficile è stato trasmettere a casa mia tutto quello che stavo provando, non riuscivo a far capire ai miei genitori come si potesse perdere la cognizione del tempo e fermarsi anche un’ora dopo il proprio turno perché si stava bene, non ricordo un solo giorno in cui sono tornata con il broncio da una giornata di lavoro, magari stanca, provata mentalmente perché qualcuno mi aveva tirata matta, ma vinceva sempre l’ironia, il sorriso, le foto ignoranti (se si può dire), i pasticci e i ricordi che stavo costruendo con colleghi e ragazzi, sentendomi sempre di più parte di un’enorme, unica e strampalata famiglia!

Non riuscirò mai a ringraziare abbastanza per questa esperienza che è stata sia meta che punto di partenza per me, quindi posso solo che augurare ad altri il mio stesso vissuto, sperando che queste parole aiutino a cambiare un po’ il pensiero sul servizio civile!

Siate coraggiosi e non abbiate paura di osare!

Silvia Monaci